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Randagismo: in Sicilia è soprattutto una questione culturale

Randagismo: in Sicilia è soprattutto una questione culturale

Randagismo: in Sicilia è soprattutto una questione culturale

Il grado di civilizzazione di una società si comprende da molti aspetti. Dostoevskij usava le prigioni come metro di misura, Foscolo le sepolture, ma certamente questi due grandi intellettuali del passato sarebbero oggi d’accordo col dire che il grado di civilizzazione di una società si misura anche dal rispetto per gli animali. E a questo proposito ci sarebbe tanto da dire. Maltrattamenti, abbandoni, randagismo, sono solo alcuni dei problemi che ruotano attorno al rispetto e alla tutela degli animali.

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Ciro, lupetto di due anni, vive per strada ed è in cerca di famiglia

Proprio su quest’ultimo aspetto, la Lega Anti Vivisezione ha recentemente diffuso il “Dossier randagismo 2016”, in cui si evidenzia come il fenomeno, nonostante sia in calo in tutto il territorio nazionale, sia ancora troppo diffuso, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud.

Solo in Sicilia, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, i randagi sono circa 60 mila: un numero enorme, che da solo ci dà la misura del problema. Per far fronte alla questione, esistono normative (la legge 281/91 e, nel contesto siciliano, la legge regionale 3 luglio 2000, n. 15), che prevedono l’attuazione di piani di controllo delle nascite tramite la pratica della sterilizzazione, la stipula di protocolli di intesa tra Comuni, Asp e associazioni di volontariato, la promozione di campagne educative, politiche di incentivi alle adozioni, tanto per citare le misure più importanti.

Le strategie, insomma, ci sono. Quel che manca è l’efficienza delle istituzioni, che spesso tardano a metterle in pratica, ma anche la cultura del rispetto degli animali. Una cultura che nelle regioni del Nord è già ben radicata, mentre al Sud, Sicilia compresa, non si può dire lo stesso.

“Mi piacerebbe poter dire, un giorno, che non ci sarà più nessuna differenza tra Nord e Sud”, ha affermato Ines Scaccianoce, presidente dell’associazione animalista “Gli Amici di Balù”, con sede a Palagonia. “Purtroppo oggi non è così – ha continuato l’attivista –. Qui in Sicilia, per esempio, sono molte le persone che non comprendono l’importanza della sterilizzazione, che è fondamentale non solo per il controllo delle  nascite, ma anche per la salute degli stessi animali”.

O ancora, troppo diffusa è l’abitudine dei cittadini di agire alla Ponzio Pilato. “La persona che trova il cane – ha proseguito Ines Scaccianoce – è convinta di fare il suo dovere attraverso una semplice segnalazione. Ma in una realtà come la nostra, in cui il randagismo è molto diffuso, chiediamo ai cittadini una maggiore collaborazione. Gli stalli in cui ospitare cani e gatti in attesa delle adozioni – insiste la presidente – sono il nostro principale problema e in questo senso vorremmo un aiuto maggiore da parte di quei concittadini che possono mettere a disposizione qualche spazio”.

Quello delle adozioni è sicuramente un altro emblema su cui si misura la differenza tra i cittadini del Sud e quelli del Nord. “Prima di un’adozione – spiega Ines Scaccianoce – c’è una procedura ben precisa da seguire. Il richiedente deve compilare un questionario; segue poi la fase del pre-affido, che consiste nel sopralluogo di un volontario nell’abitazione del richiedente”.

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Anche Tigrotta è in attesa di essere adottata

Questi due step in Sicilia rappresentano un muro insormontabile. “Il 90% dei richiedenti siciliani rinuncia all’idea di adottare un cane o un gatto solo al sentire la parola ‘questionario’. Non è un caso – ha aggiunto la presidente –  che la maggior parte dei nostri adottanti risiede al Nord, dove in molti conoscono già la procedura, perchè funziona così anche nelle pensioni che ospitano gli animali, mentre in Sicilia nessuno si rivolge alle pensioni per adottare un cane”.

Eppure, proprio le adozioni rappresentano, se non una soluzione, una strategia importante da promuovere per una riduzione del problema, che ha delle conseguenze anche in termini economici. L’art. 11 della legge regionale sopracitata impone ai Comuni, singoli o associati, di provvedere al risanamento dei canili comunali esistenti, nonché alla costruzione e gestione di rifugi sanitari pubblici in cui accogliere gli amici a quattro zampe che non hanno un padrone. Ogni ospite ha ovviamente un costo che, stando a quanto afferma la Lega Anti Vivisezione, che si rifà a sua volta a una circolare del Ministero della Salute, si aggira intorno a 3,5 euro al giorno. Considerando che nel 2015 i nuovi ingressi nelle strutture autorizzate dell’Isola sono stati 6.071, le spese per queste 6 mila unità si sono attestate a 21 mila euro al giorno, ovvero 7,7 milioni in un anno. Senza contare gli animali precedentemente accolti in tali strutture.

Solo l’associazione “Gli Amici di Balù” è riuscita a dare in adozione 200 cani e 32 gatti in due anni, comportando un risparmio di circa 225,5 mila euro annui. Questa cifra indicativa ci aiuta a capire quanto sia importante il lavoro armonico e coordinato di Asp, Comuni e associazioni, non solo per un risparmio economico e per motivi di sicurezza pubblica,  ma anche per dare a cani e gatti un’esistenza dignitosa.

Oriana Sipala

oriana sipala

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